COVID-19 e Digitalizzazione: ecco in che modo questo virus ha accelerato il ‘processo di digitalizzazione’ delle imprese.

In questa chiacchierata con Marco Belzani, imprenditore e consulente strategico, scoprirai in che modo la tua azienda si deve adattare al digital se vuole continuare a competere nel mercato.

Le aziende spesso si trovano nella situazione di essere oberate di cose da fare semplicemente perchè sono spinte da macchine con ruote quadrate. Il problema più grave però non è avere mezzi non adeguati, ma il momento in cui arriva ‘l’uomo moderno’ che chiede all’imprenditore ‘perchè non utilizzi le ruote rotonde?’ e l’imprenditore risponde ‘perchè sono impegnato’.

Se per molte aziende finora il processo di digitalizzazione è stato visto come qualcosa di secondario, oggi in seguito ai cambiamenti che sta portando il COVID-19, è diventato una priorità che non si può più ignorare né tantomeno rimandare.

In queste settimane si è parlato molto di Smart Working e di nuove modalità per acquisire i clienti attraverso il digital, tuttavia non sono gli unici aspetti ad essere cambiati. 

Per saperne di più e permettere agli imprenditori di affrontare questo periodo con l’equipaggiamento adeguato, ho accettato di partecipare a quest’intervista con Marco che, oltre ad essere socio ed imprenditore, è anche un esperto di marketing e consulente strategico.

Nello specifico Marco si occupa di Consulenza Strategica, individuando le priorità delle aziende.

 Nell’intervista che troverai qui sotto capirai meglio cosa si intende per ‘digitalizzazione’, e in che modo sì possono rendere competitive le aziende nel mercato attraverso il digital.

Per aiutarti ad addentrarti in questo mondo, nel caso ti fosse sconosciuto voglio farti una piccola anticipazione…

Per capire cosa significa digitalizzare l’azienda devi immaginare che la tua attività abbia un alter ego digitale dove i processi aziendali e le procedure non sono più affidati all’uomo e alla sua memoria, ma a processi digitali che permettono di diminuire i tempi di messa a terra dei progetti, migliorare l’organizzazione e rendere più efficiente il sistema aziendale.

Il Coronavirus non ha fatto altro che accelerare i tempi di un processo che di fatto era già in atto. Nell’intervista qui sotto troverai alcuni spunti per conoscere il livello di digitalizzazione della tua azienda, e cosa devi fare come imprenditore per affrontare questo cambiamento inevitabile.

1.‘Internet’ e ‘digitalizzazione’ spesso sono termini usati come sinonimi. In realtà non sono la stessa cosa, puoi spiegarne le differenze?

L’avvento di Internet è stata una rivoluzione tanto quanto la scoperta del telefono, la differenza però è che il telefono ci permette di parlare uno a uno, mentre internet uno a tanti.

Tuttavia usare le parole ‘internet’ e ‘digital’ come sinonimi sarebbe un errore perché Internet è un canale di comunicazione, mentre la digitalizzazione è un processo che scollega la persona dal mondo fisico. 

Molti imprenditori credono che ‘siccome hanno la connessione wi-fi’, allora hanno un’azienda digitalizzata… non è esattamente così.

2. Cosa significa quindi Digitalizzare un’azienda?

Il primo tassello che determina il grado di digitalizzazione di un’azienda riguarda gli strumenti: i cosiddetti ‘Hardware’.

Devi vedere i tuoi strumenti di digitalizzazione come se fossero il tuo piccolo esercito personale: in base a quanto è evoluto e sofisticato ti permetterà di snellire le procedure e rendere più efficaci i processi aziendali, e riuscire anche a conquistare nuove fette di mercato.

Il problema che hanno molti imprenditori oggi, è che stanno combattendo questa ‘guerra digitale’ ancora con le catapulte, e dall’altra parte hanno un nemico che possiede la bomba atomica.

Per questi motivi devi muoverti affinché la tua azienda possieda armi di digitalizzazione di massa.

Tuttavia questo non basta. C’è un altro elemento che è fondamentale nel processo di digitalizzazione, e sono i Software. I software sono tutti quei programmi che danno potenza all’Hardware.

Sarà capitato anche a te di avere progetti e idee di sviluppo nella tua azienda, ma poi non sono state messe a terra, giusto? A molti imprenditori accade, e quando succede è perché non si sono trasformate le ‘idee’ in ‘progetti’. 

I software aiutano proprio in questo: a liberare spazio mentale nella testa dell’imprenditore e far sì che i progetti non vadano avanti solo se è lui a ricordarsene, perché c’è un software che aiuta l’imprenditore nel processo di delega, organizza il lavoro e tiene traccia dello sviluppo del progetto.

3. Come fa un imprenditore a rendersi conto che ha degli strumenti adeguati alla digitalizzazione?

‘Quando non funziona più lo cambio’: nella maggior parte dei casi è questo il criterio su cui si basano le persone per decidere se cambiare il proprio Hardware.

Questa scelta non tiene conto però del fatto che i software, ad esempio quelli di un computer, invecchiamo molto più velocemente dell’hardware, e se non vengono aggiornati o sostituiti portano ad un rallentamento dei processi e la capacità di innovare diminuisce.

Spesso gli imprenditori sottovalutano la velocità con cui evolvono gli strumenti digitali, per questo cito spesso la legge di Moore, legge che dimostra che ogni 18 mesi la velocità con cui vengono elaborati i sistemi digitali raddoppia.

Questo significa che un’azienda con strumenti digitali che non vengono aggiornati per più di un anno e mezzo, ha metà delle performance rispetto un’azienda che ha appena acquistato o aggiornato i propri software.

Oggi più che mai il livello di competitività delle aziende si gioca nel campo digital, un ambito in cui è sempre più urgente che gli imprenditori imparino a stare al passo, altrimenti saranno destinati ad essere indietro ere geologiche rispetto al mercato e ai loro competitor. 

Il processo di digitalizzazione di un’azienda non spetta per forza all’imprenditore. Spesso ci sono consulenti esterni specializzati nel trovare strategie per abbreviare i tempi di produzione, oppure per le aziende che dispongono di un reparto innovazione, possono sfruttarlo per questo scopo. 

Ciò che però non può essere delegato a terzi (e che quindi spetta all’imprenditore) è capire le potenzialità del digital e fare scelte imprenditoriali che portino a sviluppare quest’area dell’azienda.

4. Qual è stato il momento in cui hai compreso le potenzialità del digital?

E’ passato un po’ di tempo. Risale a ben prima che capissi che avrei fatto l’imprenditore e che nella vita mi sarei occupato di digital.


Per la precisione è stato all’età di 17 anni, quando con i miei risparmi ho acquistato il mio primo pc.

Quell’acquisto mi ha fatto rendere conto che la capacità di creare e produrre è limitata dagli strumenti che si hanno. 

Quel pc costava molto di più rispetto a quelli che avevano i miei compagni, ma mi ha permesso di entrare a contatto con una serie di potenzialità che i miei compagni con un computer meno evoluto del mio, nemmeno due anni dopo erano riusciti a raggiungere.

Questo mi ha fatto rendere conto che è la tecnologia a determinare la competitività, e se si vuole essere competitivi oggi nel mercato bisogna staccarsi dalla questione del ‘quanto costa’.

Quando si sceglie come investire il proprio budget bisogna tenere in considerazione sia del costo dell’innovazione, sia del costo che comporta NON fare quell’innovazione (quindi i soldi che si perdono). 

Noto spesso invece che gli imprenditori si fermano al fatto che la tecnologia è costosa, e fanno una scelta basandosi semplicemente su questo dato.

E’ vero, la tecnologia di ultima generazione costa, ma se vuoi diventare competitivo e staccarti dalla massa, devi spendere di più laddove il resto delle aziende spendono di meno.

5. Per un imprenditore che vuole digitalizzare la sua azienda, cosa gli serve e quali sono gli obiettivi che deve perseguire? 

Hardware e Software. Per hardware intendo uno smartphone e un pc di ultima generazione, per software intendo sistemi operativi, app e tools che servono per la gestione dei progetti e per l’organizzazione del personale. 

Questi strumenti, oltre alla funzione di delega hanno anche una funzione di archiviazione. Grazie a questi mezzi infatti un imprenditore può fare marketing e alimentare la produzione di contenuti. 

Oggi non è più indispensabile che sia l’imprenditore a scrivere i contenuti della propria azienda, perché può sfruttare questi mezzi per fare webinar o Live durante ‘momenti morti’, oppure può utilizzarli per inviare audio o video da sbobinare alle persone che si occupano di produrre contenuti per lui.

Per snellire questi processi è importante che i file siano archiviati online, nel cloud dell’azienda. Questo agevola la collaborazione tra dipendenti, velocizza i tempi e permette di scollegarsi dalla materialità.

6. Il mondo digital è connesso al mondo delle automazioni. Cos’è che un imprenditore dovrebbe sapere al riguardo?

Innanzitutto un’automazione perché sia tale si deve basare su una logica di causa ed effetto.

L’errore dell’automazione è che spesso ci si approccia a ciò che si vuole automatizzare come se fosse un unico macro processo, anziché un processo composto da tanti piccoli pezzetti.

Quando si crea un’automazione è importante ragionare a blocchi perchè altrimenti si corre il rischio di realizzare una matassa di filo ingarbugliato, dove diventa impossibile capire dove inizia e dove finisce.

Ragionare ‘a pezzi’ invece permette di diminuire gli errori e rendere più efficiente il risultato finale. Perché l’automazione sia efficace è importante partire dal progetto, passare alla ‘fase collaudo’, fare un test e alla fine automatizzare. 

Un’automazione funziona solo quando ogni pezzo che la compone contribuisce all’armonia dell’insieme. 

L’automazione è come la pianificazione: ci deve sempre essere una strategia alla base, altrimenti ciò che si pianifica è l’insuccesso. 

7. In questi giorni si parla molto di ‘Smart working’. Cosa significa per te lavorare in Smart working, e che differenze ci sono con il ‘Remote working’?

Il semplice lavorare a distanza non è sufficiente a determinare una modalità di lavoro smart working. Infatti, quello che oggi è comunemente conosciuto come ‘Smart working’ in realtà è ‘Remote working’. 

Lo ‘smart working’ è di più di una semplice ‘modalità di lavoro a distanza’ perché ha a che vedere con la mentalità con cui ci si approccia al lavoro

Lo smart working richiede infatti una ‘trasformazione mentale’, sia da parte del titolare che da parte dei lavoratori. 

L’approccio smart è un approccio intelligente nel senso che non si guarda più alle ore di lavoro ma al risultato.

Molti imprenditori non adottano questa modalità di lavoro perché pensano di perdere il controllo sui loro dipendenti, appunto perché non sanno più quante ore lavorano. 

Perchè lo smart working funzioni è quindi necessario cambiare l’aspettativa, ossia passare dal ‘mi aspetto che i miei dipendenti lavorino 8 ore al giorno’ al ‘mi aspetto che i miei dipendenti a fine giornata abbiano portato a termine questi progetti, indipendentemente del tempo che ci impiegano’.

Lavorare in smart working significa quindi iniziare a ragionare ‘per obiettivi’ anziché ‘a ore’.

Cambiando il modo con cui si collabora con i propri dipendenti di conseguenza deve cambiare anche il processo di delega.

Tutto questo ovviamente è possibile solo attraverso gli strumenti che offre il mondo digital, e grazie ad un sistema virtuale in cui salvare e archiviare i documenti.

8. Quali sono alcuni strumenti utili per lavorare sia in modalità ‘Smart working’ che in ‘Remote working’?

Come prima cosa la comunicazione deve diventare cloud, in modo tale che sia l’imprenditore che i collaboratori possano accedere alle informazioni in modo autonomo.

Dopodiché sono necessari dei software che permettano di collegarsi e fare riunioni e confronti sui progetti. I più consigliati sono Skype, Google meet, Zoom: sistemi di video chiamata che oltre a vedersi e parlarsi permettono di scambiarsi file multimediali all’istante.

Un altro strumento da non sottovalutare è sicuramente Whatsapp, soprattutto quando ci sono comunicazioni urgenti da fare.

9. In questo periodo non è cambiato solo il modo di lavorare, ma anche il modo di vendere. In che modo la presenza digitale di un’azienda può favorire il ‘Remote sales’?

Anche qua, quando si parla di remote sales, prima degli strumenti bisogna cambiare la mentalità con cui ci si approccia alla vendita. Un salto che bisogna fare è smettere di vedere i propri strumenti online come una vetrina, e iniziare a vederli come se fossero i più bravi venditori della propria azienda, dove l’unico compito dell’imprenditore è quello di addestrarli con i giusti contenuti e con le giuste informazioni.

Questo non significa sostituire i venditori con un sito, ma fare in modo che l’unica cosa che deve fare il ‘venditore umano’ sia quella di chiudere la trattativa.

Ci sono alcuni imprenditori che ritengono che nel proprio settore non sia possibile passare al remote sales poiché il contatto umano è indispensabile per chiudere la trattativa. Per quanto il rapporto umano non possa essere sostituito da nessun software, sempre di più ci sono strumenti che permettono di creare un’esperienza virtuale in grado di favorire la trattativa con i clienti.

Nella scheda di Google ad esempio è possibile caricare il tour virtuale della propria attività attraverso foto a 360 gradi.

Prima di arrivare a vendere online però ci sono dei passaggi da fare. Innanzitutto ci deve essere una presenza online coordinata su più canali e una comunicazione coerente su tutti i profili.

La cosa ideale è curare contemporaneamente tutti i canali, e farlo in modo costante perché è dimostrato che il processo di acquisto delle persone è diventato sempre più multicanale, nel senso che spesso i clienti prima di acquistare fanno ricerche sul brand e sull’azienda, e ricercano informazioni su tutti i tuoi canali social. 

Però non tutte le aziende hanno le risorse adeguate per curare una comunicazione multicanale, in questo caso è consigliabile concentrarsi solo sul social dove è presente il target di riferimento.

L’altro aspetto a cui prestare attenzione è la scheda Google. La scheda Google è la scheda che viene generata in automatico da Google e prende le informazioni dal registro imprese.

Oltre alla scheda di Google, su Microsoft c’è la scheda Bing che è il motore di ricerca di Microsoft. Poi c’è quella all’interno di Foursquare che è un servizio che va a fornire informazioni sulla geolocalizzazione dell’azienda e infine c’è Yelp che viene utilizzata principalmente dagli stranieri che sono in viaggio.

L’altro elemento che determina la presenza digitale di un’azienda sono le recensioni e le testimonianze nelle schede Google e nelle pagine social (un’attività utile per sfruttare questo momento dove tutti sono a casa e hanno più tempo).

Infine, l’ultimo aspetto fondamentale nel ‘remote sales’ consiste nel ricavare dati specifici per ogni aspetto legato alla vendita che vogliamo misurare.

Non avendo di fronte il cliente, e non potendo quindi basarci su quei ‘linguaggi del corpo’ fondamentali per capire quanto sia caldo il cliente, dobbiamo recuperare online quelle informazioni che ci permettono di capire quando il cliente sia pronto a comprare.

Per fare questo tracciamento sono indispensabili software come Salesforce che permette di salvare i propri contatti, fornendoti uno storico completo di tutte le azioni che ogni contatto ha fatto nei tuoi confronti, dalle chiamate, al numero di email scambiate, al tempo di lettura dei tuoi contenuti ecc…

10. Quali sono secondo te le priorità digitali in un momento come questo per gli imprenditori?

Innanzitutto nell’organizzazione personale e nel muoversi nell’adottare una mentalità digitale con cui approcciarsi all’azienda. Prima viene fatto e prima verranno velocizzati processi aziendali, rendendo la propria attività ancora più competitiva.

Dopodichè, in merito alla modalità ‘smart working’, consiglierei di iniziare a fare alcuni passi in questa direzione. 

Specie se non si è abituati a questa modalità consiglio di coinvolgere sempre i collaboratori e renderli parte attiva in questo cambiamento. Coinvolgere il team a distanza non è sempre semplice, quindi è fondamentale ascoltare anche le loro esigenze e attuare questo processo non da soli, ma assieme al team di lavoro.

Il terzo consiglio è prendersi cura del proprio vestito digitale. La presenza digitale è come un vestito: come ci presentiamo alle altre persone dice molto di noi, la stessa cosa vale per i nostri profili social. Non aggiornarli, come spesso accade, è come mantenere gli stessi vestiti e la stessa biancheria per un’intera settimana.

Come quarta priorità: prendere dei pezzi del proprio business e provare ad automatizzarli. Questo significa revisione le procedure, l’organizzazione e creare nuovi contenuti e nuovi asset.

Infine, come ultima priorità consiglio di alzare l’aspettativa della propria azienda e iniziare ad esplorare le opportunità che offre il digital. 

Spesso l’imprenditore non esplora i campi del digital perché non crede che possa trovare la soluzione ai propri ‘problemi’. Ma quando si pensa al digitale non si pensa ‘cosa posso fare io’ ma come 8 miliardi di persone possono darmi come soluzione, perchè siamo tutti estremamente connessi e la risposta c’è, basta cercarla. 

E’ questo uno degli aspetti più straordinari del digital.

Il mondo digital è fatto per essere semplice, la cosa difficile è solo entrarci.

Scopri molti altri contenuti che ti renderanno competitivo nel tuo mercato sul Blog di Marco Belzani→ https://www.marcobelzani.it/

A presto,

Ph

Ciao sono Philip Dall’Igna specialista in tattiche Digitali (strategie per l'online marketing), affianco gli imprenditori che vogliono rivoluzionare la loro azienda grazie al mondo digitale :)

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